Alternativa molto impreparata

Il Partito democratico alza sempre di più i toni della polemica contro la maggioranza, a quanto si può lecitamente sospettare anche per nascondere il fatto che non dispone di una strategia, che insomma, tanto per cambiare, non è pronto né per governare con una nuova maggioranza in caso di scioglimento delle Camere né di concorrere efficacemente a una soluzione intermedia di fine legislatura se se ne creassero le condizioni.
17 AGO 20
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Il Partito democratico alza sempre di più i toni della polemica contro la maggioranza, a quanto si può lecitamente sospettare anche per nascondere il fatto che non dispone di una strategia, che insomma, tanto per cambiare, non è pronto né per governare con una nuova maggioranza in caso di scioglimento delle Camere né di concorrere efficacemente a una soluzione intermedia di fine legislatura se se ne creassero le condizioni. La discussione che si è aperta tra quelli che, come Walter Veltroni, inistono per il “governo di decantazione” e il segretario Pier Luigi Bersani, più incline a chiedere il voto immediato (non senza aver rivendicato contraddittoriamente di essere stato il primo a proporre le larghe intese), è stata letta come una schermaglia puramente tatticistica. Si dice che Bersani abbia fretta per non rischiare di far maturare candidature alternative alla sua, e che Veltroni, simmetricamente, punti solo a guadagnare il tempo necessario per quell’operazione.

La verità, al di là delle malizie, è che il Partito democratico è all’opposizione da più di tre anni, ha celebrato un congresso per cambiare segretario dopo le dimissioni di Veltroni, ha avuto tutto il tempo e le condizioni per prepararsi alla fase declinante del berlusconismo (che peraltro ha vaticinato con largo anticipo) ma ora che quella circostanza si sta realizzando il Pd, nei fatti, non è pronto. Ha un’alleanza più o meno stabile con giustizialisti ed estrema sinistra che gli consentirebbe probabilmente di superare il centrodestra, ma che gli renderebbe assai ardua un’azione di governo che deve rispettare le stringenti condizioni oggettive, sottolineate dalle istanze europee. Anche l’alternativa, quella di sostenere dall’esterno un esecutivo di transizione istituzionale, in realtà porrebbe problemi di scelte concrete altrettanto reali, per le quali il Pd non è attrezzato per non aver sciolto le contraddizioni interne e quelle con gli alleati potenziali.